La mostra di Minerva

La Minerva torna a Arezzo dopo secoli

Un capolavoro dell'arte antica giunge nel luogo di origine grazie a un prestito dal Museo di Firenze

La Minerva torna a Arezzo dopo secoli

“La Minerva di Arezzo. Una storia di comunità ritrovata”. Così si presenta la statua bronzea, uno dei simboli di Arezzo insieme alla Chimera, tornata finalmente “a casa” al Museo Archeologico Nazionale “Gaio Cilnio Mecenate”. Questo evento segna il ritorno nella città natale del famoso capolavoro, giunto in prestito dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze. La mostra, aperta al pubblico a partire da oggi (15 febbraio) e fino al 6 settembre 2026, si inserisce in un programma nazionale volto a coinvolgere attivamente le comunità nella valorizzazione del patrimonio culturale.

La Minerva è uno dei grandi bronzi dell’antichità, rinvenuta nel 1541 durante lo scavo di un pozzo presso San Lorenzo. Dopo il ritrovamento, la statua fu donata al duca Cosimo I de’ Medici e collocata nel suo studio privato a Firenze, dove rimase parte delle collezioni archeologiche granducali, confluite nel 1871 nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze, a disposizione di tutti gli italiani.

Una nuova esposizione per una storia antica

Nella nuova esposizione al Museo di Arezzo, la Minerva è esposta in uno dei più suggestivi ambienti della sezione romana, dove la sua storia viene raccontata attraverso una narrazione aggiornata e immersiva. Il percorso espositivo permette di approfondire il contesto archeologico del ritrovamento, che ha avuto luogo nei resti della domus di San Lorenzo. Questa residenza romana, costruita tra la fine del I secolo a.C. e l’inizio del I secolo d.C., apparteneva probabilmente a un aristocratico aretino.

Un allestimento innovativo mette in risalto i resti della domus, compresi mosaici, pavimenti in opus sectile, decorazioni parietali, bronzetti, arredi e rilievi. Questo consente di comprendere il significato della statua come simbolo di prestigio e lusso privato. La mostra amplia anche la prospettiva su Arezzo romana (Arretium), inserendo la domus in un contesto urbano caratterizzato da importanti infrastrutture ed edifici pubblici, come l’asse viario nord-sud, il complesso teatro-terme e un’area forense, suggerita dal rinvenimento degli elogia Arretina.