In corte d'assise

Assolti cinque nigeriani accusati di sfruttamento

Le imputazioni di schiavitù e riti voodoo non trovano riscontro nelle prove

Assolti cinque nigeriani accusati di sfruttamento

La corte di assise di Arezzo ha dichiarato non colpevoli cinque imputati di origine nigeriana, accusati di aver ridotto in schiavitù giovani donne connazionali, costringendole a prostituirsi in strada e in abitazioni private e sottoponendole a riti voodoo.

Il collegio, presieduto da Anna Maria Loprete con il giudice a latere Giorgio Margheri e sei giudici popolari, ha emesso l’assoluzione “perché il fatto non sussiste”. Le indagini, condotte dalla Dda di Firenze, non hanno fornito prove sufficienti per sostenere le accuse di riduzione in schiavitù.

Il pubblico ministero Marco Dioni ha chiesto l’assoluzione per gli imputati. Una testimone, una delle donne nigeriane, ha riferito di essere stata sottoposta a rituali voodoo e di aver subito violenze simboliche, ma non ha riconosciuto gli accusati come responsabili dei fatti narrati.

Le dichiarazioni di altre presunte vittime, raccolte durante le indagini, non sono state incluse nel fascicolo processuale per vizi procedurali. A quasi dieci anni dai fatti, la procura ha riconosciuto l’insufficienza degli elementi probatori per sostenere le accuse.