La violenza sui campi di calcio dilettantistico si ripresenta in modo allarmante. Due arbitri, un fratello e una sorella, sono stati aggrediti mentre dirigevano partite ufficiali in Umbria e Toscana, evidenziando un problema persistente nel mondo sportivo.
Incidente in Umbria
Il più recente episodio è accaduto domenica a Città di Castello, dove un arbitro ventenne è stato aggredito durante la partita Virtus Collina-Olimpia Umbria, valida per il campionato di Prima Categoria girone B, disputata a San Martino in Colle. La gara è stata sospesa al 14′ minuto del primo tempo dopo che un calciatore della Virtus Collina, espulso per gravi offese, ha colpito l’arbitro con una testata.
In seguito a questo grave fatto, il giudice sportivo ha inflitto al calciatore una squalifica di 5 anni, con divieto di partecipazione a qualsiasi attività della Figc, considerando la sua condotta violenta e incompatibile con i valori sportivi. Inoltre, la società Virtus Collina ha subito una sconfitta a tavolino per 0-3 e un’ammenda di 400 euro.
Un passato preoccupante
Questo episodio si inserisce in un contesto preoccupante. Nel 2018, la sorella dell’arbitro aggredito era già stata vittima di un attacco mentre officiava una gara giovanile.
A soli diciassette anni, si trovava allo stadio Piero della Francesca di Monterchi per dirigere un incontro dei Giovanissimi regionali tra Junior Tiferno e Bastia. Al termine della partita, un genitore, infuriato per un cartellino giallo mostrato al figlio, irruppe negli spogliatoi e colpì la porta, facendola cadere sulla giovane arbitro, che svenne.
Trasportata in ospedale, le furono assegnati dieci giorni di prognosi. Accompagnata dal padre, presentò denuncia ai carabinieri; l’uomo tentò di fuggire dopo l’aggressione, aggravando la sua posizione legale.